Da quando Vittorio Cesarino si è ammalato sia mio cellulare che il telefono di casa non smettono di suonare, come se un milione di piccoli cavi scoperti dovessero rendersi conto che qualcosa è successo. Chiaro, anch’ io sono una testa di cazzo, mi drogo, mi metto nei guai, bevo. Ah, scusate, dimenticavo di aggiungere che sono un creativo. (Si potrebbe anche aggiungere alla lista la mia intelligenza e la sincerità, come punti da tenere in considerazione…).
Dunque una società borghese, avida di facili risposte, carente di un analisi profonda, individuale e filosofica, ha cercato di trovare in me le risposte, come se le caratteristiche sopra citate avessero messo in moto una slot machine di Las Vegas: Bingo! Abbiamo fra noi il clone che non è in coma e può parlare!
La società venezuelana, si sa, conosce la piaga dell’ immigrazione italiana e spagnola, che ha in un angolo del tavolo le fettuccine fatte in casa, il calcio la domenica, le corride pomeridiane, il padre apprensivo e la madre che compra lo yogourt con i batteri vivi affinchè i bimbi vadano a scuola un poco più sani. C’ è un continuo bisogno di avere un ‘gran’ padre; una ‘gran’ madre che ci ripetano senza sosta cosa fare e cosa evitare. “Andare a letto tardi fa male”, “l’ alcol fa male” eccetera eccetara. Questa società, che passa tutto il tempo a publicizzare l’ idea di libertà, si prende poi cura di tagliarti le gambe ogni minuto; Vittorio Cesarino è quello che è nella sua globalità; se non avesse preso cocaina, non sarebbe mai stato Vittorio Cesarino; se non avesse preso anfetamine, non sarebbe mai stato Vittorio Cesarino; se non fosse andato al liceo, probabilmente non sarebbe stato Vittorio Cesarino. Sentiamo costantemente il bisogno di incasellare l’ altro in un ruolo per poi poterlo giudicare ed ‘educare’. Molte donne avranno sicuramente desiderato che fosse il genere perfetto, e molti omosessuali avranno sicuramente sognato che lui fosse il futuro partner, “peccato che….”.
Sono piuttosto stanco che si continui ad ignorare una persona nella sua totalità. Anch’ io soffro un po’ con questo “Bruno, che bello sei, peccato che…”. Vittorio Cesarino è maggiorenne e sa perfettamente quello che sa fare bene, e quello che fa male; ma sopratutto è Vittorio Cesarino, con il suo carattere impulsivo, sanguigno, coraggioso e creativo; per questo gli fa onore che la sua vita abbia seguito la traettoria che ha seguito.
Insistere nel cambiare la gente dimostra l’ insoddisfazione e l’ immaturità propria di coloro che insistono nel farlo perchè non sono in grado di convivere o di tollerare i diversi, quelli che hanno abitudini, vizi e modi di fare distinti dai propri. In quel caso non lo si lascia in pace; se dovesse scivolare in un coma, che lo si lasci tranquillo; se dovesse risuscitare, che lo si lasci tornare a vivere in santa pace; se dovesse morire, che lo si lasci morire sereno.
Una volta, dovevo avere 15 anni, la madre di una mia amica fece un commento che mi rimase impresso dentro per tutta la vita. Dopo averle presentato il suo ragazzo (che era simpatico, intelligente, innamorato), la mia amica chiuse dietro di sé la porta e le chiese: “Come ti sembra?” “E’ quasi perfetto”, le rispose la madre. “Peccato che non sia biondo, con gli occhi azzurri…”
Vittorio Cesarino è Vittorio Cesarino e non un indentikit dove ognuno possa togliere e aggiungere a piacere. Vediamo di ripeterlo una volta per tutte a voce alta, includendo tutti i suoi difetti e le sue virtu: Vittorio Cesarino è Vittorio Cesarino, Vittorio Cesarino è Vittorio Cesarino, Vittorio Cesarino è Vittorio Cesarino.
Brutto spettacolo, ¿no?
Bruno